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Denuncia Ciclabile Patatona contributo dei Pedoni PDF Stampa E-mail
Denuncia di un ciclista sulla pista della Patatona.
Articolo di Abitare Roma Contributo di Vito De Russis Pedoni


 
Caro Stefano.
Carissimi.
Sono passati 2762 (o 2763) anni dalla nascita di questa città e sono ancora in
vigore i tempi biblici; i 10 anni del Fosso della Patatona sono una micropuntura.
Nemmeno i 65 anni di pace (giu.1944 - giu. 2009) hanno "scosso" questo letargo culturale.
Sono oltre 19 anni che viene "ignorata" la legge regionale (LR n. 13/1990) che
obbliga tutti i Comuni del Lazio a costruire su tutte le strade - di nuova costruzione
e/o su quelle interessate dai lavori di manutenzione straordinaria - le piste ciclabili
separate dal traffico veicolare e pedonale.
In tutte le città del mondo in pochi anni, programmati ed eseguiti, sviluppano il
trasporto pubblico su ferro e, dove possibile, sviluppano la rete di piste ciclabili,
ad esclusione di Roma.
Perchè a Roma c'è la divina provvidenza che riesce a far "circolare" i 952 veicoli
per 1.000 abitanti ("arricchiti" dai veicoli del 40% dei pendolari che, giornalmente,
raggiungono Roma con i mezzi privati) con un contributo giornaliero di sangue
quantificabile in 1 morto e 70 feriti. E' una quantità talmente piccola che nessuno ne parla.
Stanno costruendo la metro B1, 3,9 km con 3 stazioni (n. 4 appaltate e pagate), ed
i primi 9 miliardi di vecchie lire arrivarono con la legge Roma Capitale (dic. 1990);
prima di iniziare i lavori assunsero l'impegno in pubbliche assemblee cittadine di
attivarla entro agosto 2010 e stiamo, attualmente, alla primavera del 2011.
Fanno 3 km di nuova linea tramviaria (Casaletto - Tor Argentina con esclusione della linea
esistente) e ne sottraggono 11 km con la soppressione della linea 13 (Prenestina - S. Giov. di Dio).
Mettono in cantiere una modifica del tram linea 2 al capolinea di piazzale Flaminio e,
guarda caso, fanno la "cresta" sulla lunghezza (risparmio del tratto su via Azuni e del
tratto da v. Vico a via Flaminia): spesa 2,5 milioni di € e 12 mesi di lavori (previsti).
(Non hanno soldi e quei pochi spiccioli che hanno li vanno a consumare sulla linea 2
già funzionante, e funzionante pure bene.)
Del tram (metro di superficie) Fidene - Laurentina si trova notizia in una delibera
comunale del maggio 1954 (poi nel PRG del 1962; e, negli anni, sempre ricordato) fino
all'avvento del sindaco Veltroni il quale chiama il Consiglio Comunale ad esprimersi; il
suo Consiglio Comunale, il 6 feb. 2006, vota alla unanimità la proposta di iniziativa
popolare su tale tram.
Siamo coscienti del fatto che pedoni e ciclisti "disturbano" l'obiettivo della fluidificazione
del traffico (art. 1 del Codice della Strada) ma abbiamo il diritto-dovere di ribadire, fino
alla noia, che la mobilità sostenibile non è una limitazione occasionale e forzata che toglie
ad alcuni per premiarne altri, ma è uno dei fattori di sviluppo della ricchezza sociale,
economica e culturale della città oltre ad alimentare il livello di civiltà della città.
In questo ambito si pone il problema del "Fosso della Patatona".
Per questo siamo costretti (e decisi) a sostenerne la soluzione.
Cordialmente.
Vito De Russis
Ciao maurizio santoni
stefano nera ti vuole segnalare un articolo
il suo commento:



Ambiente


Pista ciclabile della Patatona, storia di un perfetto scandalo all’italiana
Dieci anni di rinvii e promesse non mantenute, ora scatta l’allarme sicurezza



Che l’Italia fosse il Paese degli sprechi e dell’inefficienza burocratica non vi era ombra di dubbio. Ma quando a pagare il dazio più caro in questo gioco dalle regole misteriose sono gli inermi cittadini, ci sembra quantomeno doveroso dar voce ai loro sfoghi.

L’ultima storia in-degna di questo capitolo (sarebbe una storia vecchia dieci anni) ci giunge dal Decimo municipio. Siamo tra il quartiere di Morena e i comuni di Ciampino e Marino, lì dove doveva sorgere una pista ciclabile sopra il “Fosso della Patatona” fino al Parco degli Acquedotti, per un tratto di circa 5 km. Un progetto ambizioso, il quale permetteva di raggiungere in bicicletta e in maniera assolutamente protetta con percorsi immersi nel verde la zona dei Castelli Romani. Una prima alternativa reale di mobilità alle quattro ruote.
A distanza di più di dieci anni, inframmezzati da sospensioni dei lavori, rinunce da parte delle ditte appaltatrici e problemi legati all’esproprio dei terreni, la “pista ciclabile dei sogni” sembra destinata a rimanere tale. Non solo, lo stato di totale abbandono in cui versa la zona interessata, a conferma dell’equazione degrado uguale microcriminalità, è la causa principale di frequentazioni di ladri e vandali che da qualche tempo danneggiano le stesse strutture della futura pista. Decine sono infatti le segnalazioni e le lamentele da parte dei residenti dei condomini adiacenti, vittime ormai da due anni di furti con scassi. L’ultima visita dei ladri risale al 28 maggio scorso.
La sensazione è che l’allarme non rientrerà prima della realizzazione della pista.
Residenti che nel dicembre 2008 avevano provato a coinvolgere, senza successo, anche il Presidente della Regione Lazio, con delle comunicazioni al servizio "Ditelo a Marrazzo". Chiedevano invano di mettere in sicurezza la zona con una doppia recinzione lungo i due lati della pista che costeggia le loro abitazioni: richieste rimaste inascoltate oppure promesse non mantenute. Altri condomini, per i disattesi problemi di sicurezza e le continue incursioni da parte dei ladri, hanno invece provveduto ad alzare il muro della recinzione a proprie spese, oppure installando grigliati metallici.

Quanto alla realizzazione della pista ciclabile, il giallo non sembra vedere ancora via d’uscita. Una prima parte della pista era già stata conclusa nel 2000, mentre la partenza del secondo e terzo stralcio definito nel Bando di gara da parte della Regione Lazio prima delle elezioni regionali del 2004, è andata incontro a rinvii di tutti i tipi. Ad elezioni avvenute, le prime sorprese: per una gara l’assegnatario si ritira, per l’altra si scopre che è vero che è stata assegnata la gara dalla Regione, ma nella procedura non erano stati definiti gli espropri temporanei dei terreni limitrofi e l’impresa che doveva realizzare i lavori, ma questa non aveva il passaggio per raggiungere il fosso. Dopo circa un anno, alla vigilia delle elezioni comunali una nuova promessa sembrava fugare ogni dubbio: “È tutto a posto l’appalto è assegnato, la ditta è pronta, 270 giorni e l’opera è realizzata”.
Dei lavori che dovevano concludersi entro giugno 2007 neanche l’ombra. Sembra l’ennesima storia già vista.