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Il governo del cambiamento alla prova della mobilità

News, Rubriche e opinioni • di 4 Gen 2019

 

La legge di bilancio appena approvata ha messo nero su bianco quella che è la visione del governo giallo-verde sul tema della mobilità e della gestione delle città.

 

Di Maio

Alla fine l’eco-tassa sulle auto diesel è stata cancellata, sono invece confermati gli incentivi all’acquisto di nuove automobili (elettriche) con un fondo pari a 300 milioni di euro.

Altrettanta generosità non è stata invece concessa alla mobilità in bicicletta per cui sono previsti due (2) milioni di euro che confluiranno in un fondo denominato “AUTOSTRADE CICLABILI” (notare la teriminologia – ndr). Con il budget disponibile si potranno realizzare una cinquantina di km di “autostrade ciclabili” in tutta Italia.

Nella distribuzione delle risorse, il governo si è anche ricordato dei disabili a cui ha destinato, invece, un fondo di 5 milioni di euro.

Dirompente è invece l’articolo 1, comma 103, della Legge di Bilancio 2019 che prevede che le automobili elettriche e ibride possano entrare nelle aree pedonali e nelle ZTL. Sempre e comunque.

È difficile trovare le parole per commentare queste disposizioni di legge che sembrano riportare l’Italia indietro di qualche decennio e la allontanano dagli altri paesi dell’Europa.

Colpisce non soltanto la sproporzione di risorse messe in campo per promuovere la mobilità automobilistica e quella in bicicletta (il rapporto è di 150:1), ma colpisce soprattutto la scelta di abolire le aree pedonali con un codicillo infilato in una legge di bilancio, approvata dal parlamento di corsa e senza conoscerne i contenuti.

La nuova legge di bilancio produce una sorta di mostro normativo secondo il quale, a partire da oggi, sarà ancora vietato entrare nelle aree pedonali di alcune città in bicicletta (esiste un’ampia disputa sul tema), ma vi si potrà accedere a bordo di auto elettriche o ibride perché queste inquinano meno delle altre. Questo significa che chi lo vorrà potrà arrivare in macchina fino a sotto il Duomo di Milano, fino a Piazza del Campo a Siena, fino a Piazza del Plebiscito a Napoli, esattamente come avveniva 50 anni fa.

La scelta colpisce ovviamente anche sul piano della sicurezza: viviamo in un’epoca in cui non passa mese senza la notizia di qualche pazzoide terrorista che si lancia con la propria auto sulla folla al volante di un’automobile. Da oggi, grazie a questo provvedimento, sarà più difficile impedirlo perché non ci sarà nulla di strano nel vedere un’auto che entra in una zona pedonale, con buona pace della Lega che ripete come un mantra che la sicurezza è la cosa a cui occorre destinare la maggiore attenzione.

Questo provvedimento legislativo dimostra che nell’attuale formazione di governo il Movimento 5 Stelle non è in grado di affermare quelli che sono i punti chiave del proprio programma elettorale (una delle 5 stelle è proprio la mobilità sostenibile, un’altra è l’ambiente).

E dimostra anche che il governo ha perfettamente recepito la ramanzina fatta qualche settimana fa dal Presidente di Confindustria, Boccia, quando diceva che “non basta pensare alle piste ciclabili”: oggi il governo ha rassicurato gli industriali chiarendo che le ciclabili non sono minimamente una priorità, ma ha anche dimostrato di non essere particolarmente impermeabile a quelli che sono i diktat dei “poteri forti”.

Forse anche in questo caso la colpa sarà addossata alla solita “manina” anonima e incontrollata, ma una cosa è certa: se non si sa tenere le manine a posto, sarebbe opportuno star lontano dalle stanza dei bottoni perché oggi la manina è finita sulle ciclabili e sulle aree pedonali, domani potrebbe inavvertitamente dichiarare guerra alla Grecia.

Leggi anche: “Non torniamo indietro di 50 anni” le associazioni contro il governo sulle auto nelle ZTL e nelle aree pedonali.

Post Scriptum:

A quelli che vorranno commentare ripetendo il solito mantra “e allora il PD?” faccio sommessamente notare che il precedente governo aveva stanziato372 milioni di euro per la realizzazione della rete ciclabile nazionale attraverso le leggi di bilancio 2016 e 2017 e ha promulgato la Legge 2/2018 nota anche come Legge Quadro della Ciclabilità.

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