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Sentiero Italia, riapre il trekking più lungo del mondo PDF Stampa E-mail

Sentiero Italia, riapre il trekking più lungo del mondo

Il Cai riapre il percorso che unisce la Penisola da Nord a Sud. Solo una manciata di persone ha completato le 368 tappe lungo gli oltre 6.800 chilometri del tracciato

di ENRICO BARBETTI
Ultimo aggiornamento il 14 gennaio 2019 alle 09:52
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Escursionisti (Ansa)Escursionisti (Ansa)
 

Bologna, 14 gennaio 2018 - C’è un filo rosso che lega tutta l’Italia da Nord a Sud, isole comprese. È lungo oltre 6.800 chilometri ed è cucito da dieci milioni di passi. È il Sentiero Italia, il trekking più lungo del mondo secondo la Cnn: si dipana in Sardegna, Sicilia e poi, ininterrottamente, risale la catena appenninica e quella alpina, schiudendo paesaggi straordinari spesso sconosciuti alla maggior parte degli italiani. Ideato nel 1983, ha preso forma negli anni ’90 ma è rimasto una grande incompiuta e, negli ultimi vent’anni, si è spezzato in una miriade di frammenti, inghiottito dalla vegetazione, spazzato dalle frane o da incauti interventi dell’uomo.

Il sogno dei pionieri che concepirono il progetto è stato oggi raccolto dal Club Alpino Italiano, che con il suo esercito di associati e volontari sta ricucendo quel filo, metro dopo metro, passo dopo passo. L’obiettivo è quello di cavalcare la crescente voglia di natura per fare del lungo cammino un volano del turismo lento in tutta la penisola, da Trieste a Santa Teresa di Gallura.

L’associazione Sentiero Italia, che ne detiene il marchio ed è presieduta dal fondatore Riccardo Carnovalini, sostiene il Cai in questa impresa e ha ceduto gratuitamente i propri diritti. Sono 500 i volontari che, negli ultimi mesi, hanno percorso boschi e vallate per riaprire le vecchie tracce o per disegnarne di nuove, segnando il cammino e suddividendolo in circa 370 tappe. Una grossa fetta della scommessa consiste nell’individuare e allestire gli oltre cento posti tappa dove gli escursionisti, spesso lontani da città e paesi, potranno sostare. Negli ultimi vent’anni, infatti, il Sentiero Ita lia è svanito anche per la necessità di auto-organizzare bivacchi e campeggi in luoghi selvaggi, con un surplus di avventura adatto solo agli escursionisti più esperti.

La lunghezza e l’impegno del percorso sono tali che, a tutt’oggi, meno di una ventina di camminatori possono raccontare di averlo concluso: pochi avventurieri, rispetto agli oltre 8mila salitori dell’Everest. Gli aspetti operativi del lavoro sono coordinati dal responsabile della Commissione escursionismo del Club, Armando Lanoce, e da Alessandro Geri, che cura il rilievo cartografico dell’itinerario.

"Quest'anno il cammino diventerà Sentiero Italia Cai – annuncia il presidente generale del Club Alpino Italiano Vincenzo Torti –. Questa storia viene da lontano e ne va dato atto agli ideatori che a metà degli anni ’80 gli hanno dato vita. Dopo gli eventi CamminaItalia del 1995 e del 1999, che percorsero l’itinerario idealmente tracciato, abbiamo avuto quasi vent’anni di fermo e con l’avvio della mia presidenza abbiamo pensato che l’idea non solo andasse recuperata, ma realizzata in modo strutturato. Il Cai dovrà occuparsi non solo di recuperare e tracciare il percorso oggi, ma anche di mantenerlo. Per ora è tutto sulle nostre spalle, ma sono convinto che quando questo progetto prenderà corpo anche gli enti locali potranno avere un occhio di attenzione, affinché questa diventi un’attrattiva del nostro Paese. Non sarà un itinerario di vetta, ma un percorso di media montagna, che intercetti anche pianure e fondovalle per raggiungere i borghi d’Italia con i loro tesori culturali. Non ci sarà solo da salire e scendere, ma anche da scoprire, così in queste terre ci saranno nuove possibilità di lavoro per i giovani che vogliono avviare un’attività". L’apertura è vicina e i primi escursionisti, promette Torti, potranno incamminarsi sul Sentiero Italia Cai già tra marzo e aprile.

 
Non solo il Mar Ionio, ma anche Adriatico e Canale di Sicilia sono sotto attacco PDF Stampa E-mail
Aggiornamento sulla petizione

Non solo il Mar Ionio, ma anche Adriatico e Canale di Sicilia sono sotto attacco

Legambiente Onlus
Rome, 62, Italia

8 gen 2019 — 

"Il rischio di nuove trivellazioni di petrolio è nazionale: non è solo il Mar Ionio ad essere sotto attacco delle compagnie petrolifere, anche l’Adriatico centro meridionale e il canale di Sicilia sono oggetto di richieste di prospezione e ricerca di petrolio nei fondali marini. Dal Governo di M5S e Lega che insieme a noi hanno sostenuto il Sì alla campagna referendaria del 17 aprile 2016 contro le trivellazioni di petrolio ci aspettiamo 5 atti concreti: lo stop immediato a nuove trivellazioni in mare e a terra a partire dalle 96 richieste di prospezione, ricerca e coltivazione in attesa di via libera; il taglio dei 16 miliardi di euro di sussidi annuali alle fonti fossili; la legge che vieta l’uso dell’airgun per le prospezioni, per cui il M5S si era tanto battuto durante la discussione parlamentare dell’allora disegno di legge sugli ecoreati; un piano energetico nazionale per il clima e l’energia che definisca un percorso concreto per la decarbonizzazione dell’economia; la riconversione delle attività di Eni, società a prevalente capitale pubblico, dalle fonti fossili all’efficienza energetica e alle rinnovabili." È questo il commento di Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente sulle polemiche di questi giorni sulle autorizzazioni alle prospezioni petrolifere nel mar Ionio da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

L’Italia, infatti, continua la sua insensata corsa all’oro nero. A confermarlo gli ultimi dati aggiornati da Legambiente che fotografano la situazione attuale: ad oggi su 16.821 kmq sono ben 197 le concessioni di coltivazione, tra mare (67) e terra (130), alle quali si potrebbero aggiungere ben 12 istanze di concessione di coltivazione (7 in mare e 5 a terra).  E poi su un totale di 30.569 kmq sono attivi 80 permessi di ricerca, ai quali si potrebbero aggiungere 79 istanze di permessi di ricerca su un totale di 26.674 kmq, e 5 istanze di prospezione a mare su un totale di 68.335 kmq.

L’associazione ambientalista da questo Governo si aspetta più coerenza e fatti concreti sulla lotta ai cambiamenti climatici e contro le trivellazioni di petrolio, sui quali soprattutto il Movimento 5 Stelle si è tanto speso in campagna elettorale e anche nella scorsa legislatura quando era all’opposizione. Per arrestare i cambiamenti climatici, ma anche per ridurre e combattere l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità di vita dei cittadini è di fondamentale importanza uscire dalla dittatura delle fonti fossili, ancora oggi al centro del sistema energetico del nostro Paese. Per questo l’Esecutivo deve avere il coraggio di imprimere una svolta alla politica energetica nazionale, perché quello che serve all’Italia è un efficace e ambizioso Piano per il clima e l’energia che punti alla decarbonizzazione dell'economia per un futuro più rinnovabile e libero dalle fonti fossili che vengono sussidiate dallo Stato (16 miliardi di euro all’anno per le fossili). (In media tra il 2017 e i primi mesi del 2018 il 30% del gas estratto in Italia e il 10% del petrolio è stato esentasse – Elaborazione Legambiente su dati Mise).

“Dovremo ridurre sensibilmente - aggiunge Ciafani - i consumi di gas nel settore elettrico e civile, attraverso una generazione sempre più distribuita e rinnovabile. Così come dovremo ridurre quelli di petrolio nei trasporti. Una prospettiva che si scontra anche con le attività del più grande gruppo industriale italiano, ENI, che continua a fare scelte e investimenti nella direzione opposta e rischia di diventare uno dei campioni delle fonti fossili e tra i nemici numero uno della lotta ai cambiamenti climatici. Stiamo parlando di un’azienda energetica, di proprietà anche dello Stato, che dovrebbe a pieno titolo entrare nell'agenda di governo dopo Ilva. Nel 2018, dopo che il mondo ha deciso di prendere la strada della decarbonizzazione dell'economia, ENI continua a trivellare per estrarre petrolio e gas, in Italia e nel resto del mondo. Da noi lo fa in Val d’Agri, in Basilicata, nel più grande giacimento petrolifero a terra di tutta Europa, con non pochi problemi ambientali. Lo fa nei mari che circondano il Belpaese, da sola o in partnership con altre aziende, come nel caso della piattaforma Vega con Edison nel canale di Sicilia, di cui è stato presentato il progetto di raddoppio, bocciato dalla Commissione Via del Ministero dell'ambiente, ma mai ufficialmente ritirato. Lo fa in paesi in tutto il mondo, dal Portogallo all'Egitto, dalla Nigeria all'Artico. Noi pensiamo - conclude Ciafani - che questa strada sia sbagliata e chiediamo al governo italiano di essere coerente con gli impegni sottoscritti a livello internazionale, indirizzando l'attività futura di Eni verso le tecnologie pulite che non hanno nulla a che fare con gas e petrolio”.


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Il 4 novembre 1884 partirono in 500 da Ravenna, 50 squadre da dieci uomini, gli «scariolanti» PDF Stampa E-mail
Cristina Cavicchioli ha condiviso una foto.
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Nullo Baldini

generale operai e braccianti di Ravenna», guidata da Nullo Baldini. Aveva solo 21 anni, era socialista, e si trovò a guidare un gruppo di analfabeti, coraggiosi, determinati e rabbiosi. Quando l’impresa romana Angeletti vinse l’appalto per la bonifica di Ostia, la cooperativa di Baldini si propose come subappaltante, accettando un contratto povero e rischioso. Il 4 novembre 1884 partirono in 500 da Ravenna, su un treno speciale, salutati alla stazione da una città intera, col sindaco, il conte Pietro Gamba, l’intera giunta e la banda. Erano divisi in 50 squadre da dieci uomini, gli «scariolanti»: ogni squadra era affiancata da una donna, alfabetizzata, che doveva cucinare e occuparsi del gruppo e scrivere le lettere a casa. Era la «Sdora», figura che si rivelerà fondamentale. Ma il loro arrivo nel Lazio non sarà altrettanto glorioso.

 
Buone feste e una riflessione sul futuro PDF Stampa E-mail

Stamattina mi sono svegliata molto presto per fare ordine nella mia stanza sempre troppo piena di tutto e sono finita a riordinare files sparsi nel computer. Ho trovato questo appello ad iscriversi a Legambiente nel 2009! Ora stiamo esattamente 10 anni dopo, alle soglie del 2019,  e le motivazioni esposte sono ancora proponibili e valide così come lo erano 10 anni fa? Mi sembra di sì. Eppure l'impegno di questi 10 anni non ha dato risultati sono soddisfacenti:

Non è passato il nucleare in Italia, ma le trivelle nell'Adriatico sì, è stata approvata la legge contro i reati ambientali, ma quella sul consumo di suolo no; abbiamo rivitalizzato una marea di piccoli comuni dando sostegno all'economia locale; la produzione biologica sta avendo un boom, si sono create una miriade di associazioni di volontariato, di solidarietà, di auto-produzione, di ricerca, ma i grandi problemi restano irrisolti:  gestione dei rifiuti,  inquinamento del suolo e dei mari, dissesto idro-geologico, gestione delle acque, difesa del suolo e del patrimonio boschivo, aumento della povertà, assenza di una politica per la casa per i più deboli, ma ciò che è insopportabile è aver dato spazio all'ostilità verso gli immigrati fino a creare l'indifferenza verso la vita degli uomini, negando il soccorso in mare.

Il mondo sembra che vada peggio, i governi tendono a chiudersi nel protezionismo nazionale a scapito degli altri popoli e non dispongono misure adeguate contro i cambiamenti climatici, la fame e le guerre. 

L'ambientalismo cresce, ma il potere rimane saldamente in mano a pochi potenti.

Le innovazioni tecnologiche hanno rivoluzionato i modi del comunicare e delle formazione delle coscienze, ma bisogna confidare nelle intelligenze degli uomini e nella volontà di ricreare le condizioni politiche per garantire il futuro alle nuove generazioni!

Questo è il mio personale augurio a tutti per l'anno nuovo. 

Anna Maria Baiocco

  Sostieni il futuro, aderisci a Legambiente!

Anno 2009

 Per portare i bisogni del Pianeta, dei cittadini, delle minoranze, delle altre specie sui tavoli della politica, abbiamo bisogno del tuo aiuto: iscriviti ora!

 Il nostro ambientalismo nasce da un’esigenza di giustizia sociale. Senza un equilibrio economico equo, senza solidarietà, partecipazione, dialogo tra i popoli non crediamo sia possibile costruire le basi del cambiamento di cui il Pianeta ha un urgente bisogno.

Per superare l’emergenza climatica ed economica che sta segnando duramente  la nostra epoca  siamo convinti  sia  necessaria  una presa di coscienza individuale: non perdere mai di vista l'impatto che le nostre azioni quotidiane hanno sull’ambiente, sulle fasce più deboli della popolazione, sugli ecosistemi; dobbiamo comprendere e non dimenticare che i nostri stili di vita, le nostre scelte negli acquisti e nei consumi  influenzano il mercato e la produzione dei beni.

Per questo abbiamo bisogno di tanti progetti  da far vivere nei comuni, tra la gente, nelle scuole, nelle università. E’ quello che facciamo territorio per territorio, sforzandoci quotidianamente di informare, sensibilizzare, ascoltare;  offrendoci come  mediatori politici per portare i bisogni della gente, delle minoranze,  dell’ ambiente, delle altre specie sui tavoli della politica. Ma non è mai abbastanza, abbiamo bisogno di più fondi, più adesioni, la strada è lunga e c’è molto da fare.

Con il tuo aiuto saremo insieme i protagonisti del cambiamento che vedrà nascere un mondo più giusto e pulito.

 Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo -

 Mahatma Gandhi –

 
AUGURI PER UN MONDO MIGLIORE PDF Stampa E-mail

AUGURI PER UN MONDO MIGLIORE

Carissimi tutti

Anche quest’anno ci siamo incontrati per lasciare la Terra meglio di come l’avevamo trovata!L’augurio per il prossimo anno, è proprio quello di continuare quest’opera!Certo,da collaboratore della Federazione Ciclistica Italiana nel Lazio, desidererei  nel 2019 che tutti i miei compagni raggiungessero il mare in sicurezza grazie all’ultimazione della Roma-Fiumicino,che i giovani si incontrassero gioiosi nei ciclodromi e che a tutti i pedalatori fosse riconosciuto lo spazio sulle strade con la “Corsia di rispetto”.Ma l’augurio piu’ forte lo dedico ai non ciclisti affiche’ comprendino la nostra tensione sulla strada,talvolta la nostra maleducazione scaturita dalla costante fragilita’ e paura .Eppure,vi assicuro,il mondo della bicicletta, è straordinariamente ricco di valori,fatto di momenti vissuti intensamente.Ed è proprio questo quello che Vi auguro per il 2019:entrate nel nostro gruppo,conoscerete un paesaggio come non l’avete mai incontrato,Vi sentirete protagonisti del risanamento del Pianeta che ci ospita.

  1. Di Pretoro    5
 
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