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IL CONTRATTO DI FIUME SUL TEVERE A ROMA. PDF Stampa E-mail
Scritto da Santoni Maurizio   
Martedì 28 Gennaio 2020 14:08


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Il Contratto di Fiume “Tevere a Roma”, come tutti i Contratti di Fiume, è un mezzo e non un fine. Non è un’Organizzazione (con un Legale Rappresentante), ma un accordo volontario, e quindi non può aderire a campagne, progetti, etc (semmai possono aderirvi i singoli Contraenti).

Ma la “rete” del Contratto di Fiume “Tevere a Roma” (promosso – fra gli altri – da Associazione Amici del Tevere e Consorzio Tiberina) si è impigliata e intrecciata in un’altra “rete” legata a un progetto partecipativo, quella del Rebirth Forum promosso da Fondazione Pistoletto Onlus - Cittadellarte, che fa propri i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile della Agenda 2030 ONU anche attraverso il contributo dell’arte e della creatività in genere.

Un bell’impigliarsi, con uno sfilacciarsi di maglie che ha immediatamente creato legami con altre realtà.

Avviato il 27.1.2020 nell'Istituto Comprensivo "Dionigio Romeo Chiodi" di Roma il progetto di scelta del bozzetto per l’installazione di "Terzo Paradiso" che Michelangelo Pistoletto proporrà sulla banchina del Tevere a Roma fra primavera ed estate del 2020, nell'area della manifestazione "Vivi Tevere Roma", come da http://www.unpontesultevere.com/index.php/news/316-michelangelo-pistoletto-sul-tevere-a-roma: primi incontri con gli allievi delle Seconde e Terze Medie, e subito grande coinvolgimento dei ragazzi.

“Vivi Tevere Roma” si connoterà come forum interdisciplinare aperto ad arte e creatività in genere, cultura, politiche dei beni comuni e del terzo settore, salute, sport, tecnologie smart, turismo, il tutto in ottica di sostenibilità ambientale e rigenerazione urbana, con la finalità di condividere e discutere messaggi universali da una città globale come Roma, da una piccola area fluviale al centro del suo sito UNESCO: “Micro Macro” potrebbe essere un modo significativo per identificare con una sigla quanto si focalizzerà sulla banchina del Tevere fra Primavera ed Estate 2020.

Decisiva, per l’appunto, l’interazione progettuale – tutto l’anno – con il "Rebirth Forum", inaugurato il 13.1.2020 alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, da questa ospitato dopo l'intensa esperienza del 2019 al Museo Macro di Roma (Macro Asilo). Prossimo appuntamento lunedì 10.2.2020. Info e mail per le adesioni all’interno del link su indicato.

 
100 ANNI ALLA GARBATELLA. PDF Stampa E-mail
Scritto da Santoni Maurizio   
Martedì 28 Gennaio 2020 14:05
 
 

100 anni di Garbatella

Trekking Urbano Sabato 1 Febbraio 2020 dai "Lotti" del Rione ai Murales di Tormarancia.

logo lupo

alta quota

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100 Anni Garbatella - Copertina Evento Facebook
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Trekking Urbano per i 100 anni della Garbatella condotto da Carlo Coronati autore di "Roma Una Vera Bellezza"

Appuntamento Sabato 1 febbraio ore 11.30 davanti a Eataly

(Piazzale 12 Ottobre 1492)

Metro B - Piramide o Stazione Ostiense - Treno urbano


Le Edizioni Il Lupo propongono, in collaborazione con il negozio ALTA QUOTA un trekking urbano in occasione dell'Anniversario del Rione. Il negozio offrirà alla partenza a tutti i partecipanti la mappa dettagliata della Garbatella e al ritorno un piacevole rinfresco dolce e caldo dopo la passeggiata.
Durata 4 ore, Km 8/10, dislivello nullo, adatto ai passeggini. Si suggerisce un panino e la merenda al seguito per pausa attorno alle 13.30, comunque in zona sono presenti vari bar. Utile una penna o evidenziatore per segnare il percorso sulla mappa. A tutti i partecipanti verrà consegnata inoltre una scheda informativa.Si effettua con ogni meteo salvo diluvio.

Un lento girovagare in uno spazio urbano particolare toccando vari punti della Garbatella. La Garbatella dei "lotti" e quella delle "lotte" oggi stiepidite in una dimensione che unisce la città al suo tessuto romantico e rurale. Ci addentreremo, ci perderemo nei labirintici lotti, incontreremo gente sempre accogliente e fiera e poi la lasceremo per traversare la Cristoforo Colombo e curiosare in un'altra dimensione urbana (Via di Tormarancia 63) cortile di palazzoni anonimi rinati grazie alla creatività di artisti di tutto il mondo decisi a colorare ciò che gli architetti non avevano saputo fare. Andremo a testa in su a scoprire significati e metafore di murales bellissimi sempre accompagnati dagli sguardi curiosi e benevoli di condòmini ormai abituati a questa passerella. Al ritorno percorreremo altre strade del celebre rione transitando per i famosi "alberghi" e altre curiosità architettoniche della Garbatella.

Appuntamento Sabato 1 febbraio 2020 ore 11,30 davanti a Eataly - Roma.

Partecipazione € 8,00 validi come buono acquisto per libri o mappe edizioni il lupo in fiere o manifestazioni. Chi volesse può segnalare in anticipo (spulciando nel sito) www.edizioniillupo.it  il libro o la mappa che gradisce utilizzando subito il buono segnalando tramite telefono o mail il titolo che gli verrà consegnato alla partenza.

PARTECIPAZIONE LIBERA SENZA OBBLIGO DI PRENOTAZIONE.

Info e contatti:

Mail: mailto= Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. &;ID=IeBAIDxg2aNHLMyWMmBAKJBjZpiIGjhYoYLnS4laJGjQZobJChow-&R_Folder=SU5CT1g=&msgID=11681&Body=0"> Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.     - Tel: 340.5364218 e 06.58204389

VI INFORMIAMO INOLTRE CHE IL CORSO DI CARTOGRAFIA 2.0 

HA RAGGIUNTO IL NUMERO MASSIMO DI PARTECIPANTI.

SARA'  PROPOSTA UNA 2^ EDIZIONE NEL MESE DI MARZO.

 
Vi ricordiamo invece che è sempre in corso il Concorso Letterario "Fuori Traccia" fino al 31/3/2020, di cui trovate la modulistica allegata.

fuori traccia--

www.edizioniillupo.it | contact | Facebook |
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27 GENNAIO GIORNATA DELLA MEMORIA. PER NON DIMENTICARE. PDF Stampa E-mail
Scritto da Santoni Maurizio   
Lunedì 27 Gennaio 2020 10:46

 

Giorno della Memoria

Archivio dei diari / 27 gennaio 2020
newsletter n. 404

Gli ultimi testimoni

Stiamo morendo tutti, noi testimoni, ormai siamo rimasti pochissimi e quando saremo morti tutti il mare dell'indifferenza e della dimenticanza si chiuderà sopra di noi. 

Vogliamo iniziare così questa nostra lettera che oggi, Giorno della Memoria, indirizziamo a voi; vogliamo esordire con queste parole di Liliana Segre per chiedervi, per chiederci, se c'è qualcosa che possiamo fare, noi e voi tutti insieme, per evitare che quella memoria vada perduta per sempre una volta che anche l'ultimo di questi testimoni se ne sarà andato. È una domanda che ci facciamo ogni giorno qui a Pieve; e ogni giorno cerchiamo di rispondere a questa domanda sottraendo la strada all'oblio, lottando contro il sopravanzare del tempo, che non può e non deve il alcun modo corrispondere al sopravanzare del buio. Perché sappiamo, lo vediamo ogni giorno in Archivio e nelle stanze del Piccolo museo del diario, che è raccontando e tramandando questa memoria comune alle nuove generazioni che possiamo fare in modo che quel mare non si richiuda mai sopra di noi.

Oggi, in una giornata così importante e simbolica, vogliamo condividere voi con una delle nostre 8.500 testimonianze che ci riporta, letteralmente, nel campo di Auschwitz. Quelle che seguono sono le parole di Renzo Pellegrini, che nel 1991 torna in visita in quel luogo mostruoso che riaprirà la ferita del ricordo del suo internamento; una testimonianza asciutta, quasi "sterilizzata" come quel luogo rivisto dopo tanti anni e ormai di fatto irriconoscibile e altro; vogliamo dedicare queste sue parole agli ultimi testimoni, perché la fiamma della memoria possa continuare a passare di mano in mano senza sosta, per rimanere sempre accesa tenendo lontano il buio, la notte, l'oblio: 

Ancor prima di varcare il cancello con la scritta Arbeit Macht Frei, il lavoro rende liberi, ho avvertito la nefandezza del posto come stemperata, quasi dissolta. Un lungo edificio, una Kawiarnia, è il segnale che l'immenso bubbone di un tempo è stato sterilizzato, circoscritto. Si possono acquistare kawa, ciastka, kanapki, woda mineralna, caffè, paste, tartine, acqua minerale, ed anche gotowe danie, pasti caldi, specjalnosc zakladu, specialità del posto e prodotti dell'artigianato, poczstowka i poczstownj, cartoline e francobolli, e un opuscolo in varie lingue dalla copertina nera. Auschwitz è diventato un itinerario turistico. Da un autobus ho visto discendere dei soldati sovietici, la divisa marrone, il cappello a visiera largo come un'aureola. Compunti, inquadrati, non al passo. Li ho sentiti bisbigliare come i fedeli nelle chiese mentre varcavano l'ingresso del campo e sono entrato al fianco di due leggermente staccati dal plotone. Giovanissimi! Non conosceranno nulla del vero Auschwitz. Visiteranno la Pferdestallbaraken e i blocchi dove vidi pigiarsi 1000-1200 prigionieri sovietici dei centomila e più che qui furono chiusi; ne sopravvissero 92. Lo sguardo e la mente sul gruppo dei visitatori russi incamminato sul viale di mezzo fra caseggiati in muratura, puliti, ordinati, una scala breve per raggiungere l'ingresso, contraddistinti dalle lettere dell'alfabeto sulla porta, mi hanno impedito di vedere subito, sulla parete della prima costruzione a destra, la gigantografia di un'orchestra, i componenti con la casacca a strisce.
È il complesso musicale che con tragica festosità salutò il nostro ingresso al campo. D'istinto mi sono domandato quali furono le note che ci accolsero. Rosamunda? Non lo so. Dello sterminato Interessengebiet di allora, mi ha procurato sgomento il frammento sterilizzato, asettico di oggi, inverosimilmente estraneo ai suoni e ai luoghi della mia memoria.
Quando giungemmo al campo di Auschwitz le camere a gas e i forni crematori erano solo un sospetto da respingere come una fandonia. Invece era ad Auschwitz - lo apprendemmo in seguito - che funzionavano il bagno con le docce per la morte di massa col Cyclon B e il blocco coi forni per la cremazione dei cadaveri. Le voci spesso erano frutto d'una realtà che l'istintiva volontà di sopravvivenza respingeva con la forza della disperazione. 

dagli scritti autobiografici di Renzo Pellegrini, conservati nell'Archivio dei diari di Pieve

 
 
Piero Terracina davanti al Lenzuolo di Clelia Marchi - Foto di Samuel Webster

Era anche lui uno degli ultimi testimoni, uno dei grandi testimoni che se ne sono andati per sempre lasciandoci più soli, per usare ancora una volta le parole di Liliana Segre: Piero era un fratello, bisogna aver condiviso per capire.

Piero Terracina ci ha lasciato poche settimane fa e proprio per questo oggi vogliamo ricordare le sue parole e tenere viva la sua testimonianza in occasione del Giorno della Memoria, invitandovi a guardare la toccante lettura che del suo diario ora custodito in Archivio ha fatto Marco Baliani dalle stanze del Piccolo museo del diario, in un contributo video preziosissimo realizzato dalla Rai.

Piero Terracina a Pieve aveva portato la sua straordinaria testimonianza in prima persona, raccontando la sua esperienza dal palco del Premio Pieve Saverio Tutino solo pochi mesi fa, nel settembre 2018. Oggi riascoltiamo le sue parole insieme a voi, rivolgendo un pensiero speciale a lui e a tutti gli ultimi testimoni.
A noi il compito, la responsabilità e l'onore di portare avanti il loro messaggio e tenere viva la loro testimonianza e la loro memoria

Marco Baliani legge il diario di Piero Terracina: 
www.piccolomuseodeldiario.it/marco-baliani-legge-il-diario-di-piero-terracina

Nella bellissima fotografia qui sopra, scattata da Samuel Webster nella stanza del Lenzuolo al Piccolo museo del diario, la direttrice Natalia Cangi racconta a Piero Terracina la storia di Clelia Marchi. Ci piace ricordarlo così, con la curiosità negli occhi del suo volto riflesso nella teca che custodisce il Lenzuolo, in quel flusso sovrapposto e ininterrotto di memoria, emblema delle storie e delle vite conservate a Pieve.


Qui trovate le storie dell'Archivio dedicate all'Olocausto che oggi sono dei libri:
https://www.attivalamemoria.it/tag-prodotto/shoah

 
Il Manifesto delle sardine. "Cari populisti, la festa è finita. Ci avete risvegliato" PDF Stampa E-mail
Scritto da Santoni Maurizio   
Sabato 23 Novembre 2019 17:25

Il Manifesto delle sardine. "Cari populisti, la festa è finita. Ci avete risvegliato"

Giulia, Andrea, Roberto e Mattia su Facebook: "Siete gli unici a dover avere paura. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare”. E registrano il marchio "6000 sardine"

 
 
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Sardine
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“Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita”. Comincia con queste parole, su Facebook, il messaggio che Giulia, Andrea, Roberto e Mattia, le prime “sardine” che hanno dato vita al Flash Mob di Piazza Maggiore a Bologna, rivolgono a tutti coloro che stanno coordinando e promuovendo gli eventi sul territorio nazionale.

E per fare chiarezza i ragazzi di Bologna stanno registrando il marchio “6000 Sardine” così sarà possibile distinguere tra le piazze ufficiali e quelle fake. “Col marchio registrato - spiega Santori all’AdnKronos - potremo sconfessare le piazze che non ci appartengono, dire ‘no, questi non siamo noi’ con una certa ufficialità”. E infatti, sempre sulla pagina facebook, c’è il delegato con le cose da fare per organizzare una piazza affinché questa venga riconosciuta come “6000 sardine”. Ma, avverte Santori, “non stiamo fondando un movimento, né un partito”. Almeno per adesso, poi chissà.

VIDEO - “Modena non si lega”: settemila sardine in piazza contro Salvini

 

Per adesso esiste una sorta di Manifesto delle sardine, in cui si afferma che la corda “si è spezzata” e che “adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura”. È un benvenuto in mare aperto, “siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare”.

Cari populisti, lo avete capito. La festa è finita.

Per troppo tempo avete tirato la corda dei nostri sentimenti. L’avete tesa troppo, e si è spezzata. Per anni avete rovesciato bugie e odio su noi e i nostri concittadini: avete unito verità e menzogne, rappresentando il loro mondo nel modo che più vi faceva comodo. Avete approfittato della nostra buona fede, delle nostre paure e difficoltà per rapire la nostra attenzione. Avete scelto di affogare i vostri contenuti politici sotto un oceano di comunicazione vuota. Di quei contenuti non è rimasto più nulla.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato fare.

Per troppo tempo avete ridicolizzato argomenti serissimi per proteggervi buttando tutto in caciara.

Per troppo tempo avete spinto i vostri più fedeli seguaci a insultare e distruggere la vita delle persone sulla rete.

Per troppo tempo vi abbiamo lasciato campo libero, perché eravamo stupiti, storditi, inorriditi da quanto in basso poteste arrivare.

Adesso ci avete risvegliato. E siete gli unici a dover avere paura. Siamo scesi in una piazza, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo contati. E’ stata energia pura. Lo sapete cosa abbiamo capito? Che basta guardarsi attorno per scoprire che siamo tanti, e molto più forti di voi.

Siamo un popolo di persone normali, di tutte le età: amiamo le nostre case e le nostre famiglie, cerchiamo di impegnarci nel nostro lavoro, nel volontariato, nello sport, nel tempo libero. Mettiamo passione nell’aiutare gli altri, quando e come possiamo. Amiamo le cose divertenti, la bellezza, la non violenza (verbale e fisica), la creatività, l’ascolto.

Crediamo ancora nella politica e nei politici con la P maiuscola. In quelli che pur sbagliando ci provano, che pensano al proprio interesse personale solo dopo aver pensato a quello di tutti gli altri. Sono rimasti in pochi, ma ci sono. E torneremo a dargli coraggio, dicendogli grazie.

Non c’è niente da cui ci dovete liberare, siamo noi che dobbiamo liberarci della vostra onnipresenza opprimente, a partire dalla rete. E lo stiamo già facendo. Perché grazie ai nostri padri e nonni avete il diritto di parola, ma non avete il diritto di avere qualcuno che vi stia ad ascoltare.

Siamo già centinaia di migliaia, e siamo pronti a dirvi basta. Lo faremo nelle nostre case, nelle nostre piazze, e sui social network. Condivideremo questo messaggio fino a farvi venire il mal di mare. Perché siamo le persone che si sacrificheranno per convincere i nostri vicini, i parenti, gli amici, i conoscenti che per troppo tempo gli avete mentito. E state certi che li convinceremo.

Vi siete spinti troppo lontani dalle vostre acque torbide e dal vostro porto sicuro. Noi siamo le sardine, e adesso ci troverete ovunque. Benvenuti in mare aperto.

“E’ chiaro che il pensiero da fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce. Anzi, è un pesce. E come pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare. Com’è profondo il mare”.

VIDEO - Il leader delle “sardine”: “Salvini non è il male assoluto, è solo un uomo fragile”

 
ROMA NON SI LEGA. SARDINE UNITE. TUTTE A ROMA 14 DICEMBRE PDF Stampa E-mail
Scritto da Santoni Maurizio   
Sabato 23 Novembre 2019 17:12

ROMA NON SI LEGA. SARDINE UNITE. TUTTE A ROMA 14 DICEMBRE

Dopo la straordinaria partecipazione ai flash mob in tutta Italia, che come un’onda di civiltà ha risvegliato le coscienze di tutti, abbiamo deciso di organizzare un ultimo evento nazionale a Roma.

Il luogo sarà comunicato nei prossimi giorni.

Ormai da tempo la destra sovranista e populista di questo paese e i suoi rappresentanti hanno alimentato i sentimenti più negativi: l’odio, la disuguaglianza, la volontà di limitare i diritti civili e le comunità più deboli.

Ora, stretti come sardine, tanti e insieme diciamo BASTA!

È tempo di reagire a questo modo di fare politica che alimenta la cattiveria delle persone e che fonda il proprio messaggio principale sull'odio verso il prossimo. Noi saremo sempre contrari all’isolamento di una nazione nei confronti dell’uomo, saremo sempre inclusivi e pronti ad amare lì dove altri incitano all’odio.
Per questo occorre un riscatto sociale, un sussulto di umanità e una risposta, netta, unita, e indelebile. Perché tutti insieme abbiamo dimostrato che la propaganda dell’odio deve finire. E finirà.

L’Italia non è quello che la Lega sta mostrando agli occhi del mondo.

La Lega e i suoi portavoce non rappresentano la città Capitale d’Italia.

Siamo a Roma, il centro del nostro splendido paese e da qui partirà un’onda, la più grande, che travolgerà il populismo.

Non può rappresentare un paese chi definisce il fascismo "un qualcosa di 70 anni fa", chi nega la votazione ad una commissione proposta da una donna che il fascismo lo ha vissuto sulla propria pelle.

Resistiamo alla macchina del fango e portiamo in alto i valori umani che egli stesso rigetta e rinnega, i valori di civiltà che sono scritti nella nostra amata Costituzione.

Diciamo basta!

Facciamo sapere al mondo che questa non è l’Italia che vogliamo.

Facciamo sapere che questa è Roma, questa è l’Italia fatta di persone, di lavoratori, di cuori e di rispetto per il prossimo.

Facciamo sapere che senza violenze, senza alzare la voce e senza bisogno di issare alcuna bandiera saremo semplicemente un'inarrestabile marea e naturalmente, bellissim*.

????????????NON PORTARE BANDIERE O SIMBOLI DI PARTITI/ASSOCIAZIONI????????????

 
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